Chi sono

Mi chiamo Martina Zavaroni, sono nata a Parma nel 1993 e la chitarra è entrata nella mia vita nel 2001. Da allora non ne è più uscita, e col tempo è diventata molto più di un lavoro: è il filo conduttore di ogni scelta importante che ho fatto.

Come è iniziato tutto

Ho mosso i primi passi da privatista in conservatorio, studiando chitarra classica con l’insegnante Stefano Amato. Erano gli anni in cui si impara la disciplina prima ancora della musica: la postura, la lettura, la precisione del tocco. Una base tecnica che, con il senno di poi, si è rivelata preziosissima per tutto quello che è venuto dopo, in qualunque genere mi sia trovata a suonare.

Poi, nel 2006, ho capito che il mio cuore batteva forte per la musica moderna. Non è stata una rottura con la classica, quanto un allargamento di orizzonti: volevo capire cosa significasse suonare un riff, distorcere una chitarra, sentire il groove di una band vera. Dopo diversi corsi privati per esplorare questo nuovo mondo, nel 2009 ho iniziato un percorso strutturato di chitarra elettrica all’Accademia di Musica Moderna di Parma, diplomandomi nel 2014 sotto la guida di Nicola Denti e Lelio Padovani, due figure che mi hanno formato tecnicamente e, soprattutto, mi hanno insegnato ad ascoltare la musica con più consapevolezza.

Da lì è iniziato tutto sul serio: prima le prime lezioni private e in diverse associazioni musicali del territorio, poi, dal 2018, il salto vero e proprio come libera professionista, dedicando tutta me stessa all’insegnamento e alla musica dal vivo.

La musica come bagaglio, non come etichetta

In questi anni ho suonato in band di generi molto diversi tra loro, e ognuna mi ha insegnato qualcosa che porto ancora oggi in ogni lezione. Non ho mai pensato ai generi musicali come a caselle separate, ma come a linguaggi diversi della stessa lingua madre: la chitarra.

Ho fatto parte di:

  • Winter Haze: gruppo metal sinfonico, dove ho imparato la precisione ritmica e la potenza del suono distorto.
  • StratoCosmo: gruppo hard rock italiano, un’esperienza che mi ha insegnato l’energia del palco.
  • Progetti tributo come I Figli dei Fiori (tributo ai Nomadi) e Liga Street Band (tributo a Ligabue), dove ho scoperto quanto sia importante entrare davvero nell’anima di un repertorio, non solo riprodurlo.

Oggi sono attiva in diversi progetti, ognuno molto diverso dall’altro:

  • Maèl: duo acustico italiano, un viaggio musicale dagli anni ’60 a oggi tra le voci femminili più grandi della musica italiana, insieme alla voce di Elisa Incerti.
  • Wox: female metal band, con un disco pubblicato nel 2018 e diversi singoli, oggi in preparazione per un mini tour nel Regno Unito.
  • Slides Acoustic Blues: trio blues and soul, dove il feeling conta più di ogni tecnica imparata a memoria.
  • Velvet Riot: duo acustico internazionale sulle sonorità anni ’90/2000.

Ho portato la mia chitarra dal Nord Italia fino a mini tour in Svizzera e Inghilterra. Ogni palco, ogni genere, ogni band è stata una scuola diversa, e ogni scuola diversa è diventata, nel tempo, un pezzo del bagaglio che porto in ogni lezione che faccio.

Perché non ho un genere preferito

Mi chiedono spesso qual è il mio genere preferito. La verità è che non ce l’ho, e non è una risposta di comodo: provo un amore incondizionato per la musica in tutte le sue forme, un amore che cresce ogni anno di più, in modo quasi esponenziale. Ed è proprio questo amore, senza confini di genere, che voglio trasmettere a chi studia con me.

Che tu sogni di suonare gli Iron Maiden o un pezzo delicato di fingerstyle, che tu voglia accompagnarti cantando una canzone di Ligabue o costruire il tuo primo assolo blues, per me è la stessa, identica passione. Credo che il compito di un’insegnante non sia convincerti a suonare quello che piace a lei, ma darti gli strumenti per suonare quello che ami davvero tu.

Il mio approccio all’insegnamento

Ho imparato, in tanti anni di palco e di studio, che la tecnica senza motivazione non porta lontano, e che la motivazione senza tecnica si esaurisce in fretta. Per questo il mio metodo cerca sempre un equilibrio: solide basi tecniche, costruite con pazienza, unite a un repertorio che ti faccia venire davvero voglia di prendere in mano la chitarra ogni giorno.

Non credo nei percorsi standard uguali per tutti. Ogni allievo ha un punto di partenza diverso, un obiettivo diverso, un tempo diverso da dedicare allo studio. Il mio lavoro è ascoltare, capire, e costruire insieme un percorso che sia davvero tuo.

Chitarra Ascolto

Chitarra Ascolto è il mio modo di insegnare la chitarra partendo da ciò che spesso viene prima delle parole: l’ascolto. Ascoltare il suono dello strumento, il ritmo, il silenzio tra una nota e l’altra, ma anche ciò che accade dentro di noi mentre suoniamo. Imparare la chitarra può diventare così un percorso di scoperta e di espressione personale, in cui tecnica e sensibilità si incontrano. Attraverso il suono è possibile dare forma alle proprie emozioni, trovare un canale per esprimerle e creare uno spazio di presenza, libertà e benessere. Chitarra Ascolto non è terapia, ma un approccio all’apprendimento in cui la musica diventa anche uno strumento per conoscersi, ascoltarsi e stare in relazione con le proprie emozioni, con sé stessi e con gli altri.

E ora?

Ora voglio mettere tutto questo percorso (palco, studio, tecnica, generi diversi) al servizio di chi vuole imparare a suonare la chitarra a Parma. Con pazienza, competenza, e senza mai smettere di divertirmi io per prima, perché credo che l’entusiasmo, in una lezione di musica, si senta e si trasmetta.

Cosa porto in ogni lezione

Quando insegno, non porto solo quello che ho studiato: porto anche quello che ho vissuto sul palco, gli errori che ho fatto, le volte in cui ho dovuto reinventarmi in un genere nuovo, le notti passate a preparare un concerto e le volte in cui un brano ha preso vita davvero solo dopo mesi di lavoro paziente. Credo che questa esperienza concreta, fatta di prove, palchi, tour anche piccoli e band diverse tra loro, sia un valore che va oltre la tecnica: è la capacità di capire davvero cosa serve a chi ha davanti, non solo cosa dice il manuale.

Per questo, quando lavoro con un allievo, cerco sempre di capire non solo cosa vuole imparare, ma anche perché ha scelto la chitarra: c’è chi la vede come uno sfogo dopo una giornata di lavoro, chi sogna un palco, chi vuole semplicemente accompagnare in famiglia una canzone al pianoforte con un’amica o un figlio. Ogni motivazione merita un percorso costruito su misura, e questo per me non è un dettaglio: è il punto di partenza di tutto.

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